Breve introduzione teorica ai concetti fondamentali per lo sviluppo della RSI
Responsabilità sociale delle imprese come problema: nuove forme della "questione sociale"  
L'avvio di una discussione non occasionale sul tema della Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI) - obbiettivo principale di questa sezione - comporta una ricognizione teorica ed empirica che coinvolge un versante plurale di esperienze nonché un numero consistente di discipline interessate all'indagine economica e sociale. Anche attenendosi strettamente al titolo dell'impegno bisogna quantomeno risolvere problemi che ineriscono la definizione sociologica e normativa del concetto di responsabilità (cosa tutt'altro che scontata), spiegarne la qualificazione di "sociale" (la semplice opposizione a quella individuale più che chiarire sembra confondere le idee), nonché fornire una versione attendibile e nello stesso tempo innovativa di quell'istituzione multiforme e in continua metamorfosi che è l'impresa. Se anche si coniugassero a dovere questi tre punti non avremmo ancora finito il lavoro, poiché parte essenziale di tutta la discussione resterebbe oscurata, e in dettaglio quella che interpella il ruolo di quelle agenzie (siano esse pubbliche o private) che sono chiamate a certificare l'avvenuta presa di responsabilità. Resterebbe, in ultimo, da appurare il ruolo di chi, cittadino e consumatore, è chiamato a usufruire dei benefici di tale responsabilizzazione, ed è dunque responsabile a sua volta di scelte di consumo che sono i veri volani dell'intera operazione. Appare subito chiara, dunque, la complessità di un quadro che coinvolge soggetti differenti, non sempre coordinati da interessi in comune, e temi molteplici tra loro non sempre coerenti. Altrettanto chiaro è il fatto che ci troviamo in un territorio di frontiera in cui l'intera società, e non solo un sottosistema di essa, sperimenta le soluzioni possibili ai dilemmi della "questione sociale".
Per questione sociale si è sempre intesa la discussione critica e la ricerca di soluzioni alle conseguenze negative dell'industrializzazione. Con una formulazione riconducibile a uno dei massimi studiosi delle sue trasformazioni, il francese Robert Castel, evocare la questione sociale equivale a indicare quelle situazioni in cui "una società sperimenta l'enigma della propria coesione e tenta di scongiurare il rischio della frattura al proprio interno". Il tema della RSI si impone come una strategia innovativa per un recupero e un rafforzamento di alcuni elementi di coesione centrati sulla nuova soglia della "qualità sociale" nella produzione e distribuzione di mansioni, competenze, risorse e rischi in società sempre più complesse.

1. E-quality: la sfida della qualità

Almeno a partire dal Libro Bianco di Jacques Delors, sotto il titolo di "qualità" si raccolgono argomenti normativi, dibattiti, strategie di programmazione politica e quant'altro rientra tradizionalmente nella discussione dei problemi della questione sociale. Si può dire però che con la nozione e la categoria di qualità lo statuto di sperimentazione di quell'enigma tocca una tappa ulteriore. Per qualità sociale, a detta di chi se ne fa portavoce in sede europea, si deve intendere "uno standard definibile in prima istanza come la misura in cui i cittadini sono in grado di partecipare alla vita sociale ed economica delle loro comunità in condizioni che accrescono il loro benessere e il loro potenziale individuale". Si tratta di una definizione e vale per ciò che è: si capisce subito però che è una definizione ambiziosa. La strategia della qualità si definisce dunque non tanto nel dare risposte a domande dirette, quanto piuttosto nel tentativo di produrre le condizioni sociali che accrescano, allarghino e ridistribuiscano la capacità di domandare. A queste condizioni la nozione di qualità descrive il quadro complessivo entro cui si applicano le operazioni di RSI e prova a disciplinare il tentativo di conciliazione tra il benessere sociale e la competitività sui mercati internazionali adattandosi ai contesti sociali singolarmente investiti dalle politiche. Nello stesso tempo richiama una logica del domandare che sposta l'attenzione su questioni più esplicitamente etiche, nella misura in cui il tentativo di adattamento non intende tradire l'impianto universalistico da cui scaturisce quell'impegno.

2. Etica per l'impresa e per la società

L'avvento e il riconoscimento crescente delle funzioni della discussione etica nelle società contemporanee sono determinate tanto da fattori di contesto quanto da fattori interni ai soggetti interpellati che, per quanto concerne il tema della RSI, sono senza dubbio le imprese.
Elementi di contesto in rapida successione: avvento di una società-mondo, globalizzazione, declino delle istanze tradizionali di configurazione normativa della società, crisi e trasformazione del diritto.
Elementi interni: una profonda trasformazione dell'economia e delle componenti che contribuiscono a creare ricchezza e benessere, oltreché ad aumentare la produttività, cambio dei parametri dello sviluppo, cambio dei criteri di gestione o governo aziendale.
L'impatto degli elementi di contesto, soprattutto in società allenate al benessere come le nostre, è stato forte e decisivo sebbene non sempre così catastrofico come si tende ad interpretarlo. Certamente si è assistito ad una parziale, in alcuni casi consistente, erosione di sistemi di regole e funzioni ad essi legate che si pensavano intramontabili - anche data la durezza delle lotte che li avevano imposti. Questa erosione lenta, in alcuni casi brusca, ha portato allo scoperto i fondamenti normativi, quel quadro cioè di norme di giustizia sociale, che ne sorreggevano l'impianto. Tale "scopertura" ad esempio in quel territorio ad alta densità normativa che è il Welfare State, è all'origine delle correnti riabilitazioni della discussione etica. Ad un primo grado di approssimazione si può dire che se oggi il termine e il problema dell'etica sono così in voga dipende per molti versi dalla sua (presunta) adeguatezza a contenere e riflettere quel campo di problematiche, nonché quel bagaglio di credenze, date per assodate. Il punto di partenza è la consapevolezza di quanto sia sempre più difficile conseguire un'integrazione sociale troppo solida per via esclusivamente legale (secondo il programma del diritto). Il passo ulteriore è l'apertura verso una ricerca continua di un'integrazione aperta agli esuberi e alle provocazioni di una contingenza capace di erodere ogni sistema fisso di norme. L'etica a questo proposito se si configura come approccio aperto per la riflessione di norme, anche delle morali segmentate che ogni società presenta, pare uno strumento intermedio adeguato per recuperare margini di coesione altrimenti inattingibili. Si può leggere metaforicamente il sistema d regole implicite in determinate società come il sistema nervoso di un organismo che contribuisce a coordinarne le funzioni. Le società contemporanee, secondo un'evidenza conclamata, sono società con i nervi scoperti e l'etica come riflessione della norma può presentarsi come strumento diagnostico, di prima diagnosi delle patologie che quel sistema presenta. Essa non sostituisce la logica e i linguaggi del diritto (poiché un tentativo d'integrazione sociale su base etica sarebbe non solo illusorio ma perfino pericoloso) bensì di registrarli e metterli in luce.
Per quanto riguarda gli elementi interni alle istituzioni-imprese bisogna focalizzare l'attenzione su quelle dimensioni che descrivono l'economia come sempre più fortemente improntata ad un modello in cui sono valorizzate quelle componenti relazionali consistenti nelle specifiche competenze cognitive, comunicative, di scambio qualitativo, competenze dunque in cui la qualità di ciò che viene a comporre il processo produttivo (si pensi al ruolo dell'innovazione) emerge come un dato non trascurabile. In questo contesto aumenta il grado e il bisogno di affermare un modello reputazionale di legittimazione dell'attività d'impresa che non è più solamente centrato sull'affermazione di un principio di utilità disegnato dalla logica del profitto. Da qui un analogo movimento verso il recupero di legittimazione etica, su base volontaria, di un sistema di regole che si intende condividere con gli altri membri della società.
L'etica è, da un secolo a questa parte, e ancora di più negli ultimi decenni, un ambito di dibattimento in cui più facilmente si pongono problemi piuttosto che offrire soluzioni (si veda per esempio cosa accade nel settore della Bioetica). Essa funge da segnale d'allarme, sempre più spesso. Nello stesso tempo segnala in modo allarmato la crisi dell'impianto universalistico su cui ci piacerebbe che fossero fondate le nostre azioni, anche quelle economiche.
In un periodo di transizione a differenti ordini di organizzazione dell'attività economica essa può diventare un ambito di rielaborazione e riaffermazione di quell'impianto.
In questi termini l'etica può contribuire alla definizione di una nuova qualità sociale dell'attività produttiva anche nella misura in cui riqualifica la dimensione corrosa della solidarietà. Spogliata dalla sua generica valenza di richiamo retorico e ad esempio riferita alla sua scaturigine originaria - che è quella del diritto romano - la solidarietà si definisce come quella forma di obligatio in solidum che indicava una specifica forma di responsabilità in forza della quale ogni membro di una comunità doveva farsi carico della totalità dei debiti sussistenti, mentre la comunità si faceva carico di quelli di ogni singolo membro. Nella misura in cui contribuisce riflessivamente a definire i confini e le barriere che determinano il campo dell'esclusione sociale, nonché la loro superabilità, l'etica può stilizzare le regole che presiedono all'inclusione sociale divenendo così uno strumento compensativo nella prevenzione del rischio di incremento delle fratture sociali più dolorose. Anche per questa via una società come la nostra può continuare a sperimentare soluzioni per quell'enigma piuttosto difficile da decifrare che è la coesione. Schematizzando in conclusione si può dire che l'etica, secondo una funzione che le è originaria, chiarisce e rende visibili, oltreché discutibili, i contorni e la vigenza della coppia inclusione-esclusione, divenuta centrale nella definizione dell'esperienza sociale contemporanea.

3. Strategie dell'inclusione: un freno all'irresponsabilità organizzata

Veniamo ad un passo ulteriore nella qualificazione del tema della RSI. Una delle caratteristiche riconosciute agli attuali assetti societari con più alto grado di complessità è quella di aver raggiunto in tutte le sue dimensioni o sfere di esperienza un sempre più elevato livello di riflessività. Una delle più note formulazioni di tale sviluppo è rappresentata dal paradigma della società del rischio, secondo il quale gli agenti sociali, individuali e istituzionali, devono fronteggiare quote crescenti di rischio nell\'esercizio delle loro funzioni. Tale formulazione si accompagna però al riconoscimento di logiche di deresponsabilizzazione generalizzata a livello sociale, economico, politico etc. etc. Il quadro delle nostre società, infatti, si complica allorché si considerino le conseguenze di lunga durata di azioni in sistemi complessi. Il dato nuovo della situazione odierna (come testimoniano a modo loro i casi Enron, Cirio, Parmalat, ma la lista dovrebbe allungarsi) è che da un lato gli uomini possono essere responsabilizzati per azioni di cui non sono stati i soggetti o non sono stati i soli soggetti, e che dall'altro la responsabilità morale vale anche in quei casi in cui intervengano conseguenze non calcolate o in cui, per la specificità delle nuove tecnologie, esse non potevano essere calcolate. Possono essere responsabilizzate, ora anche in senso penale, istituzioni o nazioni che sono solo rappresentate da singoli. Gli attori individuali sono sempre meno reperibili: la causalità allora si sposta sempre più indietro nella struttura del sistema. La logica sistemica, faccia essa riferimento al quadro economico oppure ad altre sfere dell'azione e della comunicazione, se portata all'estremo, significa che si agisce in assenza di se stessi. Si agisce fisicamente senza agire moralmente o politicamente. Alla divisione del lavoro ad alta differenziazione corrisponde una generale complicità e a questa segue una generale mancanza di responsabilità. Le cause, in altre parole, si sbriciolano in una generale scambiabilità di attori e condizioni, reazioni e controreazioni.
Uno dei punti salienti dell'elaborazione della RSI è quello di porre tale problema in luce e di tentare di disporre strumenti di controllo adeguati per la sua soluzione. Ciò vale in particolare, trattandosi di responsabilità sociale, per quelle conseguenze che vanno a toccare le dimensioni complementari di inclusione ed esclusione sociale. La coppia inclusione/esclusione sembra ridisegnare l'intera mappa teorico politica delle nostre società ed è espressamente su tale dicotomia che si apre oggi la sfida per una definizione ed esecuzione di nuovi strumenti di integrazione o coesione sociale. Per essi il tema della RSI può divenire non solo centrale nella ridefinizione della coppia ma anche per saggiare e mettere in gioco alcune prove tecniche di democratizzazione del mercato in cui il controllo sull'azione irresponsabile è rinviato ad una fascia più larga di soggetti identificabili questa volta secondo i criteri della cittadinanza piuttosto che del semplice consumo. Tutto ciò per ovviare al pericolo di una crescente assegnazione autoritaria dei rischi sulle biografie di tutti gli esseri umani. (gb)