Breve sintesi del percorso europeo verso la responsabilità sociale delle imprese
Dal Trattato di Roma (1957-1999) alla Costituzione Europea (2004)
 
Il documento fondamentale dell’Unione Europea - il trattato di Roma del 1957, istitutivo della Comunità Europea – può essere considerato, anche grazie alle sue successive integrazioni, la fonte originaria da cui discende l’azione europea in materia di responsabilità sociale delle imprese. La versione consolidata del Trattato (1999) ha infatti recepito le riflessioni e i suggerimenti che si sono espressi nel corso del tempo nei libri bianchi e nei vari consigli d’Europa di cui in questa sezione si trova notizia.

In particolare nella versione consolidata del trattato di Roma si trovano enunciati i seguenti principi:
– sostenere uno sviluppo equilibrato e armonioso;
– elevare il livello di occupazione e di protezione sociale;
– migliorare la qualità della vita;
– rafforzare la coesione sociale ed economica;
– conseguire un elevato livello di tutela della salute;
– rafforzare la protezione dei consumatori.

Nel dicembre 2004 è stato firmato a Roma il Trattato che adotta una costituzione Europea, in fase di recepimento nei paesi dell'Unione.


I trattati del'Unione Europea
 
Il Libro Bianco di Delors (1993)
Crescita competitività e occupazione  
Tra i documenti emanati dall’Unione Europea che segnano il cammino verso la responsabilità sociale delle imprese un posto di primo piano assume il Libro Bianco di Delors “Crescita, competitività ed occupazione – Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo” (COM (93)700) del 1993.
Il Libro Bianco, nelle parole dello stesso Delors “sceglie la via di parlare ai cittadini delle loro preoccupazioni, la disoccupazione, l’avvenire dei proprio figli…è un esercizio di volontà…. è un messaggio di ottimismo, ottimismo della volontà associato al pessimismo della ragione o della lucidità ….se l’Europa si occupa di disoccupazione, questa costruzione europea riassumerà almeno in parte sembianze umane”
Di fronte alla crisi occupazionale Delors propone ai paesi membri di costruire una nuova economia sana, aperta, decentrata, competitiva e solidale.

Per la Commissione Europea guidata da Delors scommettere sulla crescita dell’Europa significa (in un’ottica antimalthusiana) puntare sul “capitale umano, la risorsa principale, e sulla superiore competitività rispetto agli altri paesi valorizzando congiuntamente il senso di responsabilità individuale e di responsabilità collettiva, elementi questi che caratterizzano quei valori di civiltà europea che vanno conservati e adattati al mondo di oggi e di domani”

Il documento fa appello ad un’economia decentrata, solidale, competitiva, individuando tra gli strumenti per il potenziamento dell’occupazione l’investimento immateriale nella tecnologia, nella qualità e nel capitale umano, la risorsa di cui è maggiormente dotata l’Europa e che può diventare il suo punto di forza.

Già nel 1993, in risposta al dumping sociale esercitato dai paesi asiatici, il Libro Bianco sottolineava come nel lungo periodo una delle soluzioni migliori potesse consistere nell’aiutare tali paesi a creare le condizioni necessarie allo sviluppo della domanda nazionale ed al miglioramento delle condizioni di vita: “lo strumento contro il dumping sociale non è erodere il sistema di protezione sociale in Europa o ignorare i diritti all’estero. (…) La Comunità può piuttosto contribuire a diffondere tutele sociali in questi paesi tramite la cooperazione e la consulenza giuridica. (…) La ricchezza delle nazioni è basata in misura sempre crescente sulla creazione e sullo sfruttamento delle conoscenze…”

Facendo seguito alla strategia individuata dal Libro Bianco, il Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 ha posto per l’Europa l’obiettivo di ”diventare l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale”.
Sottolineando l’importante contributo del settore privato nel raggiungimento di questo obiettivo, il Consiglio Europeo si rivolgeva per la prima volta al senso di responsabilità sociale delle imprese, con particolare riguardo allo sviluppo di buone pratiche, life-long learning, organizzazione del lavoro, pari opportunità, inclusione sociale e sviluppo sostenibile.

La crescita di attenzione per le dimensioni sociali dei processi di produzione e di commercializzazione ha spinto sia il Parlamento Europeo che la Commissione a pronunciarsi sulle forme di commercio equo e solidale. L’esito di tale interessamento sono state l’emanazione rispettivamente di una risoluzione e di una comunicazione in materia.

Pochi mesi dopo, nel giugno 2000, l’Agenda Sociale Europea ha sottolineato l’importanza della responsabilità sociale delle imprese misurandone il peso in termini di conseguenze sociali e occupazionali dell’integrazione economica e di adattamento delle condizioni di lavoro alla new economy.


Il Libro Bianco "Crescita competitività e occupazione" (in inglese)
Le conclusioni del Consiglio Europeo di Lisbona
La Risoluzione del Parlamento Europeo n. A4-0198/98
Agenda Sociale Europea
 
Libro Verde "Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese" (2001)
 
E’ però con il Libro Verde "Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” del Luglio 2001 che la Commissione Europea avvia il vero e proprio dibattito sulla responsabilità sociale delle imprese.
In particolare il Libro Verde definisce la responsabilità sociale delle imprese come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”.
Il documento individua il campo di applicazione della responsabilità sociale tanto dal punto di vista della “dimensione interna” – legata alla gestione delle risorse umane, alla tutela di salute e sicurezza, all’adattamento alle trasformazioni nelle ristrutturazioni aziendali e alla gestione degli effetti sull’ambiente – quanto di quella “esterna” – legata invece ai rapporti con le comunità locali, alla costruzione di partnership commerciali, ai rapporti con fornitori e consumatori, al rispetto dei diritti umani nella catena di fornitura e, inoltre, a una serie di preoccupazioni ambientali a livello planetario.

A seguito della pubblicazione del Libro Verde tutti gli organismi pubblici e privati interessati hanno inviato il proprio contributo sul tema “responsabilità sociale”.

Il Consiglio europeo, con una Risoluzione del dicembre 2001, dà mandato alla Commissione di valorizzare le conclusioni raggiunte nelle discussioni portate avanti negli Stati Membri sul tema, avviare consultazione di grande momento sia sui livelli nazionali che su quelli europei, al fine di raccogliere il maggior numero di contributi possibili fra i partner sociali.

Il Parlamento Europeo redige a questo punto la proposta di Risoluzione sul Libro Verde come risultato di una consultazione che ha visto i contributi di diverse Commissioni interne al Parlamento (Pari Opportunità, Impresa, Giustizia, Ambiente, Sanità, Politica dei consumatori). Apprezza l'iniziativa della Commissione e "rilancia" facendo proposte di lavoro tra cui una regolamentazione della responsabilità sociale delle imprese ed una sua integrazione in tutte le politiche europee: dalla legislazione sugli appalti (proponendo la compilazione di una "lista nera", simile a quella esistente presso la Banca Mondiale per i paesi insolventi, delle imprese irresponsabili cui verrebbe negato per un periodo di tempo l'accesso alle gare di appalto), alla regolamentazione dei rapporti con i paesi terzi, alla previsione di forme per la standardizzazione dei bilanci sociali e dei codici di condotta. Invita, inoltre, la Commissione ad emanare una direttiva in materia.
Tra gli strumenti proposti dal Parlamento è significativo quello di un organismo di consultazione (Foro Europeo per la RSI) che diventi il luogo di dialogo tra le parti interessate (stakeholders) ma anche lo strumento per "standardizzare" le pratiche esistenti (codici di condotta, bilanci sociali ecc.) e verificarne il contenuto.

A seguito di tali iniziative il Comitato delle Regioni sottolinea la distinzione esistente tra RSI e filantropia, beneficenza o sponsorizzazione. Indica la RSI come un tema da integrare in molte politiche e programmi dell’UE già esistenti, indirizzandoli al miglioramento della ricerca, alla promozione e all’analisi comparativa delle politiche di RSI. Raccomanda inoltre di adottare politiche di sostegno finanziario alle imprese per accelerare il processo di adozione alla RSI.

Anche la Regione Toscana, unica amministrazione italiana, invia il proprio parere alla Commissione.
In tale occasione la Regione Toscana, in virtù della riflessione già portata avanti e conclusasi con l’individuazione dello standard S.A.8000, sottolinea come vada concentrata l’azione sul rispetto dei diritti, le politiche inclusive, la coesione sociale, per dare avvio a sistemi produttivi europei in grado di incrementare, anche grazie al rispetto di requisiti etici, la loro competitività in un mercato globale che vede emergere un nuovo soggetto politico: una quota di consumatori sempre più attenti e disponibili ad un costo aggiuntivo pur di ritrovare nei prodotti i valori immateriali della qualità sociale oltreché ambientale.


Il Parere del Consiglio Europeo
Il Parere del Parlamento Europeo
Il Parere del Comitato delle Regioni
Il Parere della Regione Toscana
Elenco di tutti i pareri pervenuti alla Commissione
Il Libro Verde
 
Il processo di costruzione di un quadro europeo dopo il Libro Verde (2002-2005)
 
Aprile - Giugno 2002: la Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali, a conclusione della consultazione sul Libro Verde, avvia tre Tavole Rotonde (Round Table) sulla responsabilità sociale delle imprese focalizzando i seguenti temi: i codici di condotta, gli standard e sistemi di gestione e il social reporting.

Al termine delle tre Tavole Rotonde, il cui obiettivo era facilitare un confronto diretto tra diversi stakeholder (Imprese, Ong, Consumatori, No-Profit), la Commissione emana, il 2 luglio 2002 - la Comunicazione "La responsabilità sociale delle imprese: un contributo allo sviluppo sostenibile" (COM (2000) 347) che fa il punto della consultazione avviata dopo il Libro Verde e sul seguito delle Tavole Rotonde, ponendo particolare attenzione alle problematiche aperte riguardanti le PMI.
La comunicazione individua l'integrazione della RSI in tutte le politiche dell'Unione Europea come modalità di lavoro (mainstreaming), ed invita, nell'ottica della sussidiarietà, le diverse amministrazioni locali e nazionali a condurre azioni in materia.

Il processo di consultazione riprende nell'ottobre 2002 con il lancio del Multistakeholder Forum, con l'obiettivo di "accrescere il livello di conoscenza della RSI, e facilitare il dialogo tra business-community, sindacati, organizzazioni della società civile".
Gli incontri del multistakeholder forum sono tuttora in corso e si concluderanno nel novembre del 2004 con l'elaborazione della strategia europea per la RSI.
Obiettivi del Multistakeholder Forum sono quelli di: migliorare la conoscenza delle relazioni tra responsabilità sociale, sviluppo sostenibile" e conseguente impatto su competitività, coesione sociale e protezione dell'ambiente, con particolare riguardo alle piccole-medie imprese; valutare l'opportunità di un approccio comunitario al tema della responsabilità sociale delle imprese, tenendo presente le esperienze già realizzate in Europa e le iniziative internazionali (OCSE; ILO ecc.).

I temi individuati per la discussione sono:

- aumentare la conoscenza e lo scambio di buone pratiche sulla RSI;
- strumenti per la diffusione della RSI tra le PMI;
- esaminare diversità, convergenze e trasparenza tra i diversi strumenti della RSI;
- sviluppo dei diversi aspetti della RSI.

L'ultimo incontro programmatico del Multistakeholder Forum si è tenuto a Venezia il 13 novembre 2003, nell'ambito della Presidenza Italiana del Consiglio Europeo. Il forum di Venezia ha avuto l'obiettivo di fare un primo resoconto dei lavori svolti e di essere un punto di partenza per rilancio dei lavori.

La Commissaria Anna Diamantopoulou ha ricordato nel suo discorso di inaugurazione come il forum sia nato dall'assunto che il dialogo e la partnership sono fondamentali per promuovere un modello di responsabilità sociale fondato su valori europei, rinnovando l'impegno a presentare la strategia europea, entro la fine del mandato, insieme al Commissario Liikanen. Il Commissario Erkki Liikanen ha sottolineato come ci sia bisogno di una Europa più innovativa e imprenditoriale, capace di dare un contributo positivo allo sviluppo economico sostenibile, per il cui raggiungimento identifica quattro aspetti in particolare: l'analisi della competitività, con un focus sui fattori che influenzano la produttività, delineare una struttura di regole che non crei eccessivi vincoli alle imprese, incoraggiare l'imprenditorialità e l'innovazione, e infine assicurare, tramite misure volontarie, un'imprenditorialità responsabile e un contributo positivo alla società sostenibile.

Molta attenzione viene posta al fattore competitività, e proprio ai lavori delle round tables viene dato il compito di dare evidenza del "business case" della responsabilità sociale, ossia della convenienza dal punto di vista della concorrenza e delle performance aziendali ad essere socialmente responsabili. Interventi dell'OCSE o dell'ONU su questi temi sono decisamente auspicati, per contribuire all'incontro tra l'Europa e i Paesi emergenti o del terzo mondo. Le round tables tematiche si sono concluse nel 2004 con l'elaborazione della strategia europea per la RSI. Tanto il Parlamento Europeo, quanto il Consiglio hanno emanato documenti a commento della comunicazione della Commissione e della successiva decisione di istituire il Multistakeholder forum.

Con la risoluzione del febbraio 2003, il Consiglio Europeo incoraggia ed indirizza il forum verso la ricerca di soluzioni "europee" (Risoluzione del 6/2/2003 sulla responsabilità sociale delle imprese 2003/C 39/02).
Il Consiglio, ricordando il lavoro già svolto e apprezzando l'iniziativa del forum multilaterale ed il coinvolgimento all'interno di esso dei paesi di prossima adesione, esorta la Commissione e le organizzazioni rappresentate nel forum multilaterale a continuare a garantire trasparenza e la democraticità dei lavori, consentendo a tutte le parti interessate di poter partecipare ai lavori e di poter apportare il proprio contributo.
Esorta inoltre il forum a continuare il lavoro nella prospettiva di rendere la RSI strumento per la realizzazione degli obiettivi europei fissati dal Consiglio di Lisbona.
La Risoluzione è indirizzata anche alla Commissione affinché continui il suo lavoro sul duplice versante di costruire una strategia europea e incoraggiare gli Stati Membri a realizzare politiche nazionali e a questi ultimi perché integrino nelle loro politiche il concetto di responsabilità sociale, informando le imprese dei vantaggi che essa offre.

Il Parlamento, nel maggio 2003, sulla base di quanto emerso nella Comunicazione e di quanto già suggerito nella risoluzione pubblicata dopo il Libro Verde, ricorda alla Commissione il proprio ruolo nella definizione delle strategie, sottolineando il pericolo che il Parlamento venga tagliato fuori dal processo decisionale sulla strategia
Europea della RSI (Rapporto sulla Comunicazione della Commissione riguardante la responsabilità sociale delle imprese: un contributo allo sviluppo sostenibile (COM(2002) 347 - 2002/2261(INI)) - 28 aprile 2003).

Partendo dall'apprezzamento del lavoro svolto dalla Commissione il Parlamento ribadisce quanto già suggerito in risposta al Libro Verde e sottolinea alcuni aspetti da tenere in considerazione nello svolgimento del dibattito e nella successiva decisione in merito alla strategia europea: assunzione di criteri chiari e trasparenti per evitare che la RSI diventi uno strumento arbitrario e quindi privo di efficacia, l'introduzione di criteri più severi, e in alcuni casi obbligatori nei confronti delle imprese, l'adozione di linee-guida comuni, o di label basate sulle convezioni ILO e sugli standard ambientali esistenti.

Il Parlamento ricorda che la CSR può diventare elemento di competitività nell'economia globale solo se esiste un chiaro sistema di informazione tra imprese e consumatori, e chiede di varare una convezione globale sulla credibilità delle imprese (prima multinazionali e poi PMI) in termini di rispetto dell'ambiente, diritti umani e sociali.

Il documento del Parlamento ricorda le necessarie implicazioni che la RSI debba avere con i Paesi Terzi, ipotizzando anche sistemi di aiuto verso i governi di questi paesi nel percorso verso il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

Come previsto dal suo mandato, nel giugno 2004 il Multistakeholder Forum ha pubblicato il report finale. Il documento non indica una strada univoca nè evidenzia strumenti particolari da sostenere all'interno delle molteplici iniziative esistenti.
Vengono sottolineati alcuni elementi che dovrebbero essere contenuti in tutti gli strumenti di responsabilità sociale sui quali è stata raggiunta un'intesa di tutti i partecipanti, come ad esempio l'attenzione alla catena di fornitura, l'inserimento della RS nel "core business", il coinvolgimento dei manager, una comunicazione chiara a trasparente sui benefici della RS.
Il forum fa delle raccomandazioni alla Commissione rispetto alla necessità di aumentare la consapevolezza e diffondere la conoscenza della RS, anche attraverso la realizzazione di indagini conoscitive, l'accrescimento delle competenze dei soggetti "catalizzatori" come consulenti d'impresa, associazioni dei consumatori, investitori, sindacati, media ecc.
Il documento ricorda come le autorità locali debbano assicurare le condizioni per lo sviluppo della RS ed il successo delle imprese che le praticano. Più in generale si ricorda come gli Enti Pubblici debbano considerare in maniera responsabile ed efficace l'uso dei fondi pubblici rispetto agli obiettivi di natura sociale e ambientale.

La Commissione Europea, tramite la Comunicazione al Consiglio Europeo di Primavera del 2/2/2005 (COM(2005)24), riprende le conclusioni del Trattato di Lisbona e rilancia la strategia, definita appunto Lisbona 2, affermando che l'iniziativa imprenditoriale, laddove correlata con pratiche di Responsabilità Sociale d'impresa, può avere un ruolo rilevante nel contribuire allo sviluppo sostenibile incrementando, allo stesso tempo, il potenziale innovativo e la competitività del territorio europeo. In relazione allo sviluppo sostenibile, la Commissioen Europea ha promulgato, sempre nel 2005, una proposta per il Consiglio mirata a rinnovare la strategia di sviluppo sostenibile del 2001. La strategia per lo sviluppo sostenibile 2006 è stata approvata nel giugno 2006.

Sintesi delle prime round tables sperimentali
Multistakeholder Forum - composizione, argomenti trattati e report finale
La Comunicazione della Commissione del luglio 2002
Pagina Europea sulla responsabilità sociale
ABC DEGLI STRUMENTI DI RESPONSABILITA' SOCIALE
Agenda sociale europea 2005-2010
Crescita e lavori: il sito ufficiale della strategia di Lisbona
Strategia europea per lo Sviluppo Sostenibile 2006
 
Il partenariato per la crescita e l'occupazione: fare dell'Europa un polo d'eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese
Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato Economico e Sociale Europeo  
La Commissione, che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla strategia europea entro novembre 2004, ha rimandato questa scadenza per diverso tempo.
Il 22 marzo 2006 è stata emanata la comunicazione «Il partenariato per la crescita e l’occupazione: fare dell’Europa un polo d’eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese».
Essa non ha indicato una strada europea univoca, ma lascia sostanzialmente alle imprese l’opportunità di continuare a realizzare iniziative materia di RSI. La Commissione annuncia il suo sostegno al lancio di un’alleanza europea con le imprese, sottolineando come sia un processo politico e non uno strumento giuridico.
Questo documento ha prodotto diverse reazioni da parte degli altri stakeholder: sindacati e Ong in primis, che avevano più volte presentato l’esigenza di una regolazione più stringente che indirizzasse le iniziative delle imprese verso il coinvolgimento delle catene di fornitura, la verificabilità e la trasparenza degli strumenti e delle iniziative volontarie delle imprese .




 
Risoluzione del Parlamento Europeo sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato
approvata il 13 marzo 2007  
Adottando la relazione del brittanico Richard HOWITT il Parlamento si dice convinto che il potenziamento delle responsabilità sociale e ambientale delle imprese, collegato al principio della responsabilità imprenditoriale, «rappresenta un elemento essenziale del modello sociale europeo e della strategia europea per lo sviluppo sostenibile» ed è «la risposta alle sfide sociali della globalizzazione economica». Pur apprezzando il lavoro che la Commissione sta svolgendo non nasconde perplessità su un porcesso di consultazione parziale, che ha visto un ruolo molto forte delle imprese. La risoluzione fa diverse proposte per rafforzare la strategia di CSR e legarla alle politiche di competitività del sistema economico europeo: da proposte sull'etichettatura alla creazione dell'ombudsman europeo. Inoltre pone l'accento sulle PMI e sulla necessità di trovare soluzione adatte alle loro dimensioni.
Pone l'accento sulla necessità di diffondere strumenti non autoreferenziali, citando tra le buone pratiche anche regioni (come la Toscana) che tramite contributi alle PMI favoriscono la diffusione di certificazioni.

 
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE SUL FAIR TRADE COM(2009) 215 final
pubblicata il 5 maggio 2009  
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo ed al Comitato Europeo Economico e Sociale:

"Contribuire allo sviluppo sostenibile: il ruolo del commercio equo e solidale e dei programmi non governativi in ambito commerciale a garanzia della sostenibilità"